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PREFAZIONE
La distruzione dei radicali liberi superossido e dei metaboliti che si
vanno accumulando nei tessuti colpiti dalla psoriasi è alla base
di ogni intervento teso a ripristinare le normali funzioni fisiologiche
del tessuto epidermico. I radicali liberi sono tra i principali responsabili
dei meccanismi ossidativi nella cellula.
Per RADICALE LIBERO si intende una
specie chimica capace di esistenza indipendente, che contiene uno o più
elettroni spaiati e, pertanto altamente reattiva nei confronti di altre
molecole. Molto dannosi sono il radicale idrossilico
e il radicale perossido
i quali, secondo una teoria proposta da Harman nel 1954, causerebbero
un danno alle membrane, un'alterazione delle proteine, un'inattivazione
degli enzimi e una produzione di pigmento senile. L'azione citotossica
dei radicali liberi viene contrastata da sistemi di difesa cellulari rappresentati
da enzimi che si comportano da ANTIOSSIDANTI:
SOD (superossido dismutasi) che combatte
l'azione dei radicali convertendoli
in (acqua ossigenata),
CATALASI e GLUTATIONE
PEROSSIDASI che convertono l'
in acqua pura prima che altri complessi la usino come substrato per generare
radicali . I radicali
liberi vengono generati sia durante le normali reazioni metaboliche che
avvengono nella cellula , sia per induzione da agenti esterni come farmaci,
sostanze alimentari, pesticidi, fumo di tabacco, radiazioni ultraviolette.
La fotoesposizione incontrollata è uno dei più importanti
fattori responsabili del processo generale dell' invecchiamento cutaneo
generando nel corso degli anni atrofia dell'epidermide, alterazioni della
pigmentazione, rughe, secchezza e, talvolta formazioni di placche.
Numerosi esperimenti hanno dimostrato che la vita media di colture cellulari
umane diploidi sottoposte a stress, sostanze tossiche e raggi UV viene
aumentata dall'aggiunta di sostanze antiossidanti nel terreno di crescita
suggerendo così a dermatologi e cosmetologi di salvaguardare la
nostra pelle dall'insidia dei radicali liberi integrando i prodotti cosmetici
impiegati giornalmente per la cura personale con un ingrediente antiossidante.
Citiamo a questo proposito le Vitamine A, C ed E che sono tra i più
potenti agenti che proteggono le cellule dalla perossidazione lipidica.
La vitamina C, in particolare, se somministrata ad alte concentrazioni,
è capace di intereagire molto rapidamente sia con i superossidi
che con i radicali idrossilici, è facilmente reperibile dall'estrazione
da frutta e ortaggi, non è tossica nemmeno se assunta a dosi elevate,
attiva tutti i nostri processi vitali, protegge le membrane cellulari,
aumenta la resistenza della pelle nei confronti degli agenti esterni dannosi
,interviene negli scambi cellulari favorendo l'assorbimento delle sostanze
nutrienti, ritarda il processo di invecchiamento cellulare. La capacità
di stimolare in vitro la crescita del cheratinocita , e di non interferire
con il suo metabolismo con effetti citotossici anche a concentrazioni
piuttosto elevate, può essere ritenuto un indice della elevata
dermocompatibilità del prodotto e anche del suo potenziale ruolo
nell'accelerare il turn-over della cute.
SCOPO
Scopo del test è valutare se il prodotto in questione, a diverse
percentuali di diluizione, possieda in vitro una capacità antiossidante
andando a determinare la sua capacità di neutralizzare le specie
reattive dell'ossigeno (ROS, o radicali liberi) e di inibire il danno
da ossidazione alle membrane cellulari, ripristinando le normali funzioni
fisiologiche del tessuto epidermico. Inoltre si intende verificare la
tollerabilità del prodotto per il cheratinocita nonché la
sua dermocompatibilità.
Informazioni legali
La valutazione dell'eventuale potere antiossidante, è un valido
aiuto per verificare l'esistenza di attività antiradicalica vantata
dal prodotto sottoposto a test come richiesto dalla VI modifica della
direttiva CEE 76/768
FLAVOREX
Protocollo n°/ Record no. 2001X003A
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VALUTAZIONE
IN VITRO DELLA FUNZIONALITA' ANTI-RADICALICA DI "FLAVOREX" ATTRAVERSO
LO STUDIO DELL'AZIONE ANTIOSSIDANTE E PROTETTIVA IN COLTURE CELLULARI
DI CHERATINOCITI UMANI.
Il cheratinocita è il principale tipo cellulare
che compone l'epidermide e partecipa attivamente a tutti gli aspetti funzionali
che la caratterizzano. I cheratinociti utilizzati negli esperimenti in
vitro qui condotti sono di tipo primario, cioè provengono da una
biopsia di cute sana di un donatore
Per approfondire il ruolo antiossidante giocato dalle sostanze testate,
si è deciso di ricorrere a quattro diversi tipi di test.
Il primo test consente di valutare se i prodotti possiedano attività
di neutralizzazione nei confronti delle specie reattive dell'ossigeno
(ROS) mediante la misura in vitro della quantità di ROS prodotti
dalle cellule dopo uno stress ossidativo indotto, in presenza o meno della
sostanza indagata e di opportuni controlli.
Il secondo test , attraverso la quantificazione dell'enzima lattatodeidrogenasi
(LDH), consente di quantificare il verificarsi di danni alle membrane
cellulari, e quindi anche alle componenti lipidiche di queste, in seguito
ad esposizione allo stress ossidativo, in presenza o meno della sostanza
indagata e di opportuni controlli.
Il terzo test, attraverso la determinazione della vitalità delle
cellule tramite la metodica MTT, consente di valutare il danno totale
subito dalle cellule in seguito allo stress ossidativo e l'effetto protettivo
esercitato dalle sostanze indagate a diversa concentrazione.
Il quarto test infine, sempre attraverso la determinazione della vitalità
delle cellule tramite la metodica MTT, dopo esposizione a diverse concentrazioni
della sostanza da testare e rispetto a cellule non trattate, consente
di evidenziare la dose soglia di tollerabilità per le cellule della
sostanza in esame e la dose eventualmente in grado di stimolare la crescita
cellulare.
Dosaggio
dell'LDH
La lattato deidrogenasi è un enzima intracellulare, che normalmente
non è rintracciabile nel terreno di coltura delle cellule. Quando
si verifica un danno alle membrane cellulari, per esempio in seguito ad
esposizione ad uno stress ossidativo che danneggia la componente lipidica
di cui è ricca la membrana, fattori intracellulari possono diffondere
nel mezzo di coltura (supernatante), incluso l'LDH. La sua presenza nel
medium di coltura è quindi indicativa di un danno di membrana ed
è quantitativamente correlata all'entità del danno occorso.
Questo modello cellulare viene quindi utilizato come schema sperimentale
per valutare la capacità da parte delle sostanze testate di proteggere
i lipidi di membrana dallo stress ossidativo. La determinazione quantitativa
dell'LDH viene effettuata con un kit commerciale analizzando i supernatanti
dopo 1,30 h ore di esposizione a perossido d'idrogeno 500 micromolare,
in presenza o meno delle sostanze indagate a diverse concentrazioni e
dei controlli. Il metodo si basa sulla capacità del terreno di
trasformare il piruvato in lattato in presenza del sistema NADH, H+/NAD+.
La misurazione viene fatta spetrrofotometricamente a 340 nm.
Misura
della vitalità cellulare tramite MTT
Le cellule in coltura sono trattate con lo stress ossidativo e con diverse
concentrazioni delle sostanze da testare. Dopo alcune ore viene valutata
tramite il test MTT l'impatto tossico sul sistema energetico cellulare
(mitocondri)rispetto a cellule non protette dallo stress ossidativo e
a cellule non esposte a stress.
The cell cultures are treated with the oxidative stress and with many
concentrations of the test compounds for a number of hours. At the end
of the exposure period a MTT assay is performed to measure the toxic impact
on the cellular energy system (mitochondria) respect to not treated and
not protected cells.
Il test MTT è semplice, accurato e dà
risultati riproducibili. Questo metodo, sviluppato originariamente da
Mossman (1993) , si basa sul bromuro di 3-[4,5-dimetiltiazol-2-il]-2,5-difenil
tetrazolio ( MTT), sostanza di colore giallo in soluzione. La deidrogenasi
mitocondriale delle cellule vive è in grado di tagliare l'anello
tetrazolico causando la formazione di sali violacei insolubili in soluzione
acquosa. I cristalli possono essere disciolti in isopropanolo acidificato
e la soluzione viola che si forma può essere dosata spettrofotometricamente.
Un aumento/diminuzione nel numero delle cellule vitali può essere
valutato come corrispondente incremento o decremento dell'assorbanza ottica
dovuta ai sali di formazano, dando una quantificazione dell'evento citotossico
globale.
Riepilogo dei dati rilevati e valutazione dell'eventuale
capacità antiossidante dei prodotti sottoposti alla sperimentazione
il campione contraddistinto dalla sigla :
FLAVOREX
possiede attività antiossidante e stimolante correlata
al processo antiradicalico.
IL
PRODOTTO RIDUCE IN MODO SIGNIFICATIVO LA PERCENTUALE DI ROS PRESENTE IN
CHERATINOCITI UMANI SOTTOPOSTI IN VITRO A STRESS OSSIDATIVO.
IL PRODOTTO RIDUCE IN MODO SIGNIFICATIVO LA PERCENTUALE DI LDH PRESENTE
IN UN TERRENO DI COLTURA DI CHERATINOCITI UMANI SOTTOPOSTA A STRESS OSSIDATIVO.
IL
PRODOTTO NON ESERCITA EFFETTI CITOTOSSICI NE' POSSIEDE POTENZIALE IRRITANTE
ALLE CONCENTRAZIONI TESTATE (COMPRESA TRA 0,1 MG/ML E 0,01 MG/ML) FAVORENDO
LA CRESCITA DEI CHERATINOCITI IN VITRO. |
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